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Accesso agli atti amministrativi: come funziona il nuovo Foia?

Il 23 dicembre 2016 è entrato definitivamente in vigore il cosiddetto Foia (Freedom of Information Act), la nuova disciplina che regolamenta l’accesso agli atti amministrativi e permette a tutti i cittadini di visionare atti e documenti della pubblica amministrazione. Non è più necessario, dunque, fornire una motivazione specifica: i documenti sono aperti a tutti nel segno della trasparenza. Eccezion fatta per alcuni casi in particolare, in cui la PA può rifiutarsi.
Vediamo allora come funziona il Foia e in quali casi al cittadino può essere negato l’accesso.
l Foia (Decreto Legislativo 25 maggio 2016, n. 97) è la nuova legge sulla trasparenza amministrativa e sull’accesso civico ai dati e documenti pubblici.

L’istanza è gratuita e non va motivata.

Con la legge sulla libertà di informazione è stata introdotta la possibilità per tutti i cittadini di accedere ai dati e documenti in possesso della PA. In pratica, dal 23 dicembre scorso chiunque può chiedere di visionare le informazioni detenute da amministrazioni statali, regionali o locali, senza dover motivare la richiesta stessa. Si tratta del cosiddetto accesso generalizzato. Per per esercitare questo diritto non è necessario avere una qualifica determinata o essere in una situazione particolare che legittimi la richiesta.

L’accesso generalizzato è sganciato da ogni motivazione: chiunque può esercitarlo, anche per semplice curiosità. Tuttavia, sono previsti dei casi eccezionali in cui la Pa deve rifiutare l’istanza e altri in cui può valutare se farlo o meno. L’amministrazione può anche concedere un accesso parziale, oscurando le parti del documento che non vanno diffuse.

I VARI TIPI DI ACCESSO AGLI ATTI.
Con l’introduzione dell’accesso generalizzato (avvenuta tramite il Foia), diventano ben tre le tipologie di accesso agli atti riconosciute e garantite dalla legge. L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ne ha delineato le differenze principali .

Ad oggi, quindi, secondo la legge italiana si può fare richiesta di:

ACCESSO DOCUMENTALE: è il meno recente dei tre, il classico e tradizionale accesso agli atti amministrativi. La richiesta può provenire solo da un soggetto che «abbia un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso». In pratica, può fare istanza solo chi partecipa ad un procedimento amministrativo (concorso pubblico, rilascio concessione edilizia, ecc.) e vuole esercitare i diritti di partecipazione o di opposizione al procedimento stesso, che la legge gli riconosce. L’istanza inoltre va motivata. Si tratta quindi di una forma d’accesso totalmente opposta al nuovo accesso generalizzato, perché ci vogliono determinati requisiti per esercitarlo.

ACCESSO CIVICO: dobbiamo sapere che la Pubblica amministrazione ha l’obbligo di pubblicare determinati documenti sul proprio sito internet, nella sezione «amministrazione trasparente». Se non lo fa, ogni cittadino può chiedere la pubblicazione delle informazioni che l’ente pubblico era tenuto a divulgare. Questo tipo di accesso, quindi, è una reazione del cittadino ad una mancanza della Pa, che non ha pubblicato quanto doveva sul proprio sito;

ACCESSO GENERALIZZATO: è quello di cui trattiamo nel presente articolo, introdotto con il Foia e in vigore dal 23 dicembre scorso. Per questo tipo di accesso non c’è bisogno di un interesse particolare come avviene per l’accesso documentale. La richiesta può avere i motivi più disparati, anche la semplice curiosità di conoscere gli atti pubblici. L’istanza infatti, oltre ad essere totalmente gratuita, non va motivata.

Il nuovo accesso generalizzato, infatti, è espressione di uno specifico principio: quello della massima trasparenza dell’attività amministrativa. Tutti devono essere in grado di partecipare attivamente alla funzione pubblica, conoscere l’operato della PA al fine di migliorarlo e di prevenire la corruzione o altri comportamenti truffaldini.

L’istanza di accesso può essere presentata a mano, a mezzo posta o tramite fax:

– all’ufficio che materialmente detiene i dati, le informazioni o i documenti;
– all’ufficio relazioni con il pubblico (Urp) della singola amministrazione;
– all’altro eventuale ufficio indicato dall’amministrazione sul proprio sito internet.

La richiesta può essere effettuata anche in via telematica (tramite email), secondo le modalità prevista dal codice dell’Amministrazione digitale.

In quali casi l’amministrazione può rifiutarsi?
L’amministrazione può rifiutare la richiesta di accesso agli atti e ai documenti solo in alcuni casi particolari.
In particolare, l’istanza di accesso può essere respinta in caso di necessità di ordine pubblico superiore (segreto di Stato, sicurezza pubblica, difesa militare, stabilità finanziaria ed economica dello Stato) e di tutela della privacy (protezione dei dati personali, libertà di corrispondenza, diritto d’autore e anche segreti commerciali). Il rifiuto, in ogni caso, deve essere adeguatamente motivato dall’amministrazione.
In caso di assenza di motivazione o di rifiuto ritenuto ingiusto, il cittadino può ricorrere a una serie di rimedi.

I ricorsi al responsabile anticorruzione e al difensore civico
Se il cittadino riceve un rifiuto di accesso al documento al quale è interessato, può rivolgersi al responsabile anticorruzione o al difensore civico.
Il responsabile anticorruzione si occupa di garantire la trasparenza nei pubblici uffici e prevenire la corruzione. Il cittadino a cui sia stato rifiutato di visionare un atto al quale era interessato può chiedere al responsabile di riesaminare la questione, e quest’ultimo è tenuto a pronunciarsi con provvedimento motivato entro 20 giorni.
Se la richiesta di accesso al documento è stata presentata a un’amministrazione locale o regionale, il cittadino può inoltre fare ricorso al difensore civico. Il difensore civico, che si occupa più in generale di abusi e anomalie nei rapporti con la pubblica amministrazione, deve pronunciarsi entro 30 giorni.

Il ricorso al garante della privacy
Nei casi in cui alla base del rifiuto della pubblica amministrazione vi sia la tutela dei dati personali e della privacy, il cittadino può chiedere un secondo parere al garante per la protezione dei dati personali. Il garante dovrà esprimere il suo giudizio entro 10 giorni, periodo durante il quale i termini per la pronuncia del responsabile anticorruzione e del difensore civico rimarranno sospesi.
In caso di ricorso al giudice contro la decisione, infine, va ricordato che il tribunale competente è il Tar, il tribunale amministrativo regionale.

Per ulteriori informazioni, consulenza ed eventuale assistenza, i nostri esperti saranno a disposizione al numero verde 800 600 890 o
via e-mail: segreteria@confederconsumatori.it

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