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Abbonamenti “trappola” su smartphone: nuove regole dal Garante

È partita la guerra dell’Autorità garante delle Comunicazioni (Agcom) contro le truffe causate dai servizi a sovrapprezzo su cellulare, che hanno gonfiato le bollette di tantissimi italiani negli ultimi mesi poichè è aumentato il rischio di attivare servizi a pagamento indesiderati:Giochi, oroscopi, alta definizione…

A nulla, o poco, sembrano essere valsi i pesanti provvedimenti emessi un paio di anni fa dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato: una doppia multa da 5,1 e 1,7 milioni agli operatori Telecom, Vodafone, Wind e Tre. Stiamo parlando degli abbonamenti trappola che sottoscriviamo, quasi sempre involontariamente, attraverso lo smartphone.
Attivando i cosiddetti “mobile vas” (“valued added services”, servizi a valore aggiunto): pseudoabbonamenti da diverse decine di euro al mese per ricevere materiale in realtà già disponibile gratuitamente online. L’utente viene abbonato con un clic sulla pagina del servizio. Clic che può essere anche involontario (per sfioramento del touch screen) o estorto con l’inganno in vario modo (persino usando banner invisibili che l’utente nemmeno vede e tocca inconsapevolmente con lo scrolling della pagina).

Di qui la decisione di Agcom di permettere l’abbonamento solo se l’utente fa qualcosa che non può essere involontario, come l’inserimento del proprio numero, appunto.
in questo modo Agcom si schiera anche contro un’altra pratica: il fatto che gli operatori passino in automatico il nostro numero di telefono al fornitore del servizio (in questo modo può avvenire l’addebito). Su questo aspetto era intervenuta anche l’Antitrust la scorsa settimana, arrivando a multare i quattro operatori per un totale di 5 milioni di euro.

Inoltre, come si evince dalla stessa delibera: “Sussiste la necessità, per i servizi a sovrapprezzo, di adottare procedure semplici e trasparenti di rimborso agli utenti, a complemento di quello autonomamente previsto dagli stessi operatori nell’ambito del Codice di Condotta per l’offerta di Servizi Premium (CASP 3.0) che, a tutt’oggi, non ha fatto diminuire il numero delle denunce che pervengono mensilmente in Autorità, né il contenzioso in materia, al fine della ‘gestione ed eventuale rimborso senza rinvii ad altri soggetti’ (art. 2.6.3 rubricato ‘Azioni a tutela dell’utente finale in caso di contestazione’) in caso di reclamo del contraente”.

La terza misura è quella della “bolletta trasparente” che dovrà includere nuove informazioni, tra cui anche il dettaglio degli abbonamenti a sovrapprezzo (uno dei problemi infatti è che gli utenti nemmeno riuscivano a capire a quali servizi erano abbonati). La delibera chiede una bolletta trasparente anche per i servizi di rete fissa, obbligando gli operatori a inserire nuovi dati come la banda minima garantita.
Chiede inoltre di scrivere in modo chiaro il codice di migrazione (necessario per cambiare linea fissa). Gli operatori sarebbero già obbligati a indicarlo in bolletta, ma in molti casi svicolavano scrivendolo in modo poco trasparente, poco chiaro e nascosto. “Anche alcuni operatori hanno segnalato che i loro concorrenti non pubblicano o non rendono disponibile o rendono poco trasparente o difficilmente individuabile il codice di migrazione”, si legge in delibera. “Preso quindi atto che persistono forti resistenze alla messa in disponibilità del codice di migrazione, con modalità semplici, immediatamente individuabili e facilmente reperibili, pur in presenza dell’obbligo di cui alla delibera n. 23/09/CIR, si ritiene necessario un ulteriore intervento al riguardo, poiché, sia la comprensibilità, sia la facilità di individuazione delle informazioni indispensabili ad attivare la procedura di migrazione, costituiscono elementi fondamentali per garantire la più ampia libertà di azione dell’utente nel mercato, nel rispetto dell’art. 1, comma 3, della legge 2 aprile 2007, n. 40, e in coerenza con le disposizioni previste in materia dalla delibera n. 23/09/CIR e dal Codice”.

Infine, Agcom chiede agli operatori di consentire agli utenti di disdire i contratti anche via mail (non certificata), laddove ora c’è l’obbligo di mandare una raccomandata A/R.
Si apre ora però la questione di come confermare l’avvenuta ricezione della mail. La delibera è comunque soggetta a modifiche, dato che va in consultazione pubblica per 60 giorni, prima di entrare in vigore. Nello stesso tempo si sta muovendo l’Antitrust,che ha chiesto agli operatori di dire in che modo intendono contrastare il problema degli abbonamenti non richiesti, sempre entro 60 giorni.

Foondamentale, quindi, è disattivare i servizi premium sciogliendo così il rischio alla base chiamando il proprio operatore ed impostare il blocco di questo genere di “mobile vas”. Sempre tenendo presente che tuttavia, in questo modo, si può perdere l’opportunità di fruire di alcuni servizi di infotainment, giochi e altro genere perfettamente legali e trasparenti.
Sempre nelle accortezze di navigazione rientra infine la pulizia della “cache” del browser per evitare automatismi nell’apertura delle pagine.
Se queste misure non sono state sufficienti e il credito si è volatilizzato, occorre rivolgersi al servizio clienti dell’operatore e richiedere il rimborso delle somme indebitamente spese, dichiarando di non aver mai richiesto tale servizio.
In caso di rifiuto si può adire alla procedura di conciliazione presso l’Agcom. Se l’operatore persiste, come ultimo rimedio c’è la strada della procedura di conciliazione, gratuita, presso un Co.Re.Com della propria Regione, per la quale si può richiedere l’assistenza di un operatore di MONDOCONSUMATORI
contattandoci al numero Verde 800600890
o inviando una email a sos@confederconsumatori.it

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